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In questa pagina troverete brani e articoli sul Rebirthing, la meditazione e la crescita spirituale della persona.

  • Le origini del Rebirthing sono molto antiche. Si trovano infatti tecniche simili alla “respirazione circolare” negli esercizi di respirazione dello Yoga (pranayama) e in alcune pratiche purificatrici del Taoismo.

    Nei primi anni 70, l’americano Leonard Orr praticando la respirazione circolare immerso in una vasca di acqua calda ebbe una profonda esperienza a livello fisico ed emozionale che interpretò come l’aver rivissuto il trauma della propria nascita.

    Egli intuì l’enorme potenziale terapeutico di questa tecnica e, dopo averne adattato le caratteristiche alla cultura occidentale, iniziò a praticarla in California sotto il nome di “REBIRTHING” (appunto “rinascita”).

    Inizialmente le sedute venivano eseguite immersi in vasche di acqua calda per ricreare l’ambiente intrauterino ma poi si scoprì che la respirazione circolare dava ottimi risultati anche praticata a “secco”.

    Ci si rese conto inoltre che solo poche persone rivivevano l’esperienza della propria nascita e che l’effetto principale di questa tecnica era quello di far riaffiorare e sciogliere i blocchi emozionali accumulati a livello inconscio.

    Rimase però il termine “Rebirthing” ad indicare il profondo cambiamento che questa pratica poteva apportare alla propria vita favorendo una vera e propria “rinascita interiore”.

    LE SCUOLE DI REBIRTHING

    Da allora numerose scuole hanno diffuso questa tecnica di respirazione in tutto il mondo con approcci e denominazioni differenti (Vivation, Respirazione Olotropica, Transformational Breath, ecc..).

    Negli anni 80, uno dei primi ad introdurre il Rebirthing in Italia fu lo psicologo milanese dott. Filippo Falzoni Gallerani, il quale sviluppò tale metodo in linea con i principi della Psicologia Transpersonale e fondò l’ARAT (Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale).

    Nel percorso di Rebirthing Evolutivo® propongo tale tecnica integrando tutta l’esperienza accumulata negli ultimi 15 anni di attività professionale nel campo della respirazione. 

  • Al giorno d’oggi ansia e attacchi di panico colpiscono un’ampia fascia della popolazione e la scienza ufficiale generalmente affronta il problema con psicofarmaci ottenendo incerti risultati. L’esame di tutti i casi incontrati, dimostra che la sintomatologia che innesca il panico ha moltissimi punti in comune con le sensazioni indotte dall’iperventilazione. E’ sufficiente infatti un breve periodo di tensione psicologica per indurre soggetti sensibili ad una respirazione incompleta, a cui seguirà poi una grande predisposizione a fenomeni di iperventilazione spontanea, causati dai tentativi dell’organismo di ristabilire una respirazione libera.

    Quando fenomeni catartici prendono il controllo della coscienza la stragrande maggioranza degli individui, inconsapevole dell’alterazione del respiro che ha innescato il meccanismo, si irrigidisce con reazioni difensive che aumentano la tensione e generalmente portano a stati ipocondriaci. Il soggetto ha inconsciamente paura di respirare liberamente, teme che lasciandosi andare potrebbe perdere il controllo. A volte è sufficiente un solo episodio di panico perché si inneschi la paura che il sintomo si manifesti di nuovo e questo paralizza le attività con immaginabile sofferenza psicologica.

    Generalmente nei ricoveri di “Pronto Soccorso” l’intervento è limitato all’uso di ansiolitici e la terapia più comune è la somministrazione di antidepressivi. Quanto accade in queste situazioni, avrebbe invece rapida soluzione se l’attenzione fosse volta alla radice del problema, ossia lavorando sulla respirazione stessa. Invece di ridurre la respirazione con dei farmaci, si dovrebbe riconoscere che essa stessa é il sistema di cura naturale attuato dall’organismo e che la guarigione viene dal favorire questo fenomeno, senza temerne le momentanee manifestazioni fisiche ed emotive, che sono parte integrante del processo di liberazione.

    Respirare profondamente seguiti da una guida esperta, permette di superare rapidamente il momento d’ansia. Il soggetto riconosce che il respiro non può essere dannoso e comprende che le sensazioni di formicolio e parestesia che accompagnano l’esperienza sono naturali risposte dell’organismo precedentemente mantenuto in stato di subventilazione. Un ciclo respiratorio completo termina con piacevolissime sensazioni di rilassamento e pace e si può constatare che i sintomi momentaneamente riemersi durante la seduta, non si manifesteranno più nelle sessioni successive.

    I medici spesso hanno poca dimestichezza con i fenomeni psichici associati alla respirazione: quando prendono in considerazione il respiro ne guardano più gli aspetti patologici che le proprietà terapeutiche. Si constata spesso in alcuni di loro idee imprecise e preconcette per quanto concerne i fenomeni associati all’iperventilazione. Si crede comunemente che respirando “troppo” si induca una serie di sintomi legati ad alcalosi e tetania e che queste sensazioni inducano ansia e panico.

    E’ di estrema importanza veder chiaro in questo campo, se si vogliono risolvere i problemi di tanti individui che soffrono di tali disturbi, mitigati solo temporaneamente dagli psicofarmaci. Chi sperimenta questa tecnica, dopo poche sessioni, non soffre più di alcun sintomo di iperventilazione anche respirando profondamente e a lungo, al contrario prova sensazioni di lucidità e benessere alle quali segue la totale scomparsa dell’ansia.

    Il rapporto tra respirazione ed emozioni represse, appare chiarissimo quando vediamo una persona che tesa e contratta durante la prima fase di una seduta, si libera istantaneamente da ogni rigidità appena entra in contatto cosciente con le proprie emozioni represse. Purtroppo la medicina tradizionale non conosce ancora pienamente le potenzialità terapeutiche del Respiro Circolare (Rebirthing) mentre sarebbe di grande beneficio collettivo l’introduzione di questa tecnica, come il più comune degli interventi.

    Tratto da un articolo del dott. Falzoni Gallerani

  • La respirazione è una funzione essenziale alla nostra sopravvivenza in quanto assicura l’ingresso nell’organismo di ossigeno e l’eliminazione dell’anidride carbonica. Essa consiste in un ciclico alternarsi di inspirazioni ed espirazioni il cui ritmo è regolato da complessi meccanismi nervosi. Esistono tre tipi principali di respirazione:

    • Respirazione alta o clavicolare: quando sono soprattutto i muscoli del collo, ad attivare le parti superiori dei polmoni.
    • Respirazione media o intercostale: quando sono impegnate soltanto le parti centrali dei polmoni.
    • Respirazione bassa o diaframmatica: quando sono attivate soprattutto le parti inferiori dei polmoni, mentre le parti superiori e centrali rimangono meno attive.

    Per le normali funzioni quotidiane la respirazione migliore è quella diaframmatica. Essa esercita una forma di auto-massaggio su tutti gli organi interni che ha benefici effetti sulla circolazione linfatica e sulla psiche. Con la tecnica del Rebirthing si ha invece una respirazione totale in cui tutte le parti dei polmoni sono coinvolte. Tale respirazione elimina velocemente le scorie metaboliche e aumenta i tassi di concentrazione di ossigeno nel sangue e nei tessuti, depurando l’organismo e rallentando i processi di degenerazione cellulare.

    PERCHÉ DURANTE UNA SEDUTA DI REBIRTHING POSSONO AVVENIRE SBLOCCHI EMOZIONALI?

    Se per fenomeni fisici macroscopici come la tetania ciò che avviene durante una seduta di rebirthing può essere spiegato facilmente da un punto di vista biochimico, non è altrettanto facile spiegare tutti quei fenomeni psichici ed emotivi che sono proprio la caratteristica della tecnica. Durante una seduta di rebirthing, il piano di coscienza è decisamente diverso da quello che ben conosciamo ma non si tratta di differenze quantitative (riduzione dello stato di veglia o incoscienza) perché ci si rende conto di essere vigili ed in contatto con la realtà fisica, bensì qualitative e pertanto non spiegabili altrimenti come “altri” stati di coscienza. Inoltre, non è raro avere delle vere e proprie visioni ed è stupefacente come esse abbiano un senso nell’ambito di un percorso psicologico che caratterizza la o le sedute e che nelle sedute di gruppo, a volte, non riguarda un singolo soggetto.

    LA RESPIRAZIONE CIRCOLARE È PERICOLOSA?

    No, le momentanee sensazioni prodotte dalla respirazione circolare sono passeggere e affatto pericolose, per cui possiamo respirare a volontà senza pericolo. Si deve ricordare che più di una data percentuale di ossigeno non è possibile immagazzinare. In caso di iperventilazione infatti la concentrazione di ossigeno nel sangue aumenta dal 95% al 96%. Con l’iperventilazione si provoca piuttosto il calo dell’anidride carbonica (ipocapnia), ma quando la concentrazione d’anidride carbonica scende al di sotto di una certa soglia l’emoglobina non rilascia più ossigeno. Il calo dell’ossigeno fa nuovamente aumentare l’anidride carbonica e a questo punto l’emoglobina di nuovo rilascia l’ossigeno. In questo modo, comunque si respiri, c’è sempre una autoregolazione verso l’omeostasi.

    Tratto dal libro “Rebirthing Transpersonale” del dott. Falzoni Gallerani

  • Dopo un colloquio iniziale, la persona viene fatta distendere su di un lettino con il corpo completamente rilassato e sotto la guida del Rebirther, inizia ad eseguire la tecnica di “Respirazione Circolare“.

    Già dopo i primi minuti si avvertirà un formicolio più o meno intenso in varie parti del corpo (mani, piedi, viso, ecc..) e man mano che si continua a respirare (ma solo nelle prime sedute) le sensazioni fisiche possono aumentare di intensità, variando da persona a persona.

    Tutto ciò è del tutto normale e non deve spaventare, perché a questo punto infatti, le difese e le resistenze che abbiamo a livello inconscio si abbassano e ciò fa liberare quelle emozioni (paura, rabbia, sofferenza, ecc..) che normalmente tendiamo a reprimere. C’è chi potrà avere un pianto liberatorio o dare libero sfogo ad un urlo di rabbia o chi semplicemente cadrà in uno stato di profonda rilassatezza.

    Alla fine di un ciclo respiratorio completo, (che può durare da circa 30 minuti a più di un’ora), la respirazione tornerà ad essere normale e ci si troverà in uno stato di profondo benessere e pace. A volte durante la seduta possono riemergere ricordi, immagini o emozioni diverse e compito del rebirther è di assistere colui che respira con empatia, professionalità ed amorevolezza.

    È altrettanto importante ricordare che ogni seduta di Rebirthing è una cosa a sé, come unico è ognuno di noi con la sua storia, per cui non si devono avere aspettative ma è bene lasciarsi andare alle emozioni e alle reazioni che il corpo e la psiche fanno riemergere di volta in volta.

  • Articolo del dott. Falzoni Gallerani

    La meditazione, l’introspezione, l’autoindagine, l’attenta osservazione dei processi coscienziali e mentali sono certamente i mezzi con cui l’uomo può districarsi dai vincoli dei condizionamenti di un vivere meccanico e vuoto. Gesù diceva: «La Verità vi renderà liberi» e «il Regno dei Cieli è dentro di voi». La filosofia (l’amore per la conoscenza), la capacità di dare senso all’esistenza, lo sviluppo dell’intelligenza e della comprensione, l’attenta investigazione della Verità è certamente l’aspetto più importante della vita interiore dell’individuo. Da ciò nasce la capacità di amare la vita. Nell’uomo è insito un programma teso allo sviluppo del potenziale per la realizzazione di serenità e pienezza. L’intelligenza intuitiva da cui si attinge la conoscenza diretta appartiene ai livelli transmentali, che trascendono cioè il pensiero razionale.

    È con gli occhi dell’anima che l’anima prende coscienza di sé. Solo la conoscenza dell’anima e l’armonia ci donano la capacità di vivere pienamente una vita creativa e spontanea. Questa conoscenza non è prodotto dell’accumulo di informazioni, dati e speculazioni intellettuali, ma risveglio della coscienza di sé, e accesso a stati non ordinari di consapevolezza, ovvero a nuovi livelli di comprensione. Gli sforzi dell’io e le strategie del pensiero sono inutili nel processo del risveglio. La Grazia, la visione intuitiva e la pienezza giungono a noi quando la mente tace e l’io si dissolve nella consapevolezza. È proprio per facilitare l’induzione di stati non ordinari e il risveglio della consapevolezza che le tecniche di respirazione proposte dal Rebirthing Transpersonale si rivelano particolarmente opportune ed efficaci.

    Nella pratica del respiro intenso si entra in contatto con sensazioni immediate e la mente può liberarsi facilmente dai giochi circolari del pensiero, focalizzandosi sul fluire delle sensazioni, che sono spesso intense e coinvolgenti. L’alterazione momentanea dello stato di coscienza favorisce l’allentarsi delle difese dell’io, ed è possibile prendere contatto con le dimensioni inconsce e superconsce. Ottenuto dapprima uno sblocco bioenergetico, l’atteggiamento introspettivo favorisce l’emergere di profondi stati contemplativi. Dalla coscienza del “testimone” che osserva il fluire dei mondi creati dalla mente, e dal suo immedesimarsi in sé nel Sé, si raggiunge l’ineffabile stato non-duale d’Unità con il Tutto.

    L’accesso allo stato di risveglio e al silenzio mentale, oltre il quale non ci sono parole per alcuna descrizione, non è un’esperienza rara riservata solo ai praticanti avanzati, ma può manifestarsi a chiunque si ponga nell’auto-osservazione con l’atteggiamento opportuno, e si riscontrano ben evidenti benefici in coloro che raggiungono il fondamento dell’essere in questi momenti ineffabili. Il raggiungimento dei livelli superiori della consapevolezza avviene attraverso un progressivo risolversi dei nodi dei livelli inferiori d’identificazione (con il corpo, gli istinti, le emozioni e il pensiero). Nell’esperienza ultima il “nodo dell’io” è tagliato, ci si congiunge con la natura profonda dell’essere, e una nuova nascita e una nuova vita si dispiegano per noi.

  • La meditazione sul respiro è la più semplice meditazione del mondo. Con essa Buddha si è illuminato e come lui molte altre persone si sono illuminate.

    La Meditazione sul respiro è così semplice che non la prendi affatto in considerazione. In effetti, avvicinandosi ad essa per la prima volta, uno dubita che possa essere chiamata meditazione. 

    Che cos’è? Nessun esercizio fisico, nessun esercizio di respirazione, un fenomeno molto semplice: osservare il tuo respiro. Questo è il metodo: seduto in silenzio, osservi il tuo respiro nella pancia. Quando il respiro entra, la pancia si solleva; quando il respiro esce, la pancia si abbassa. Continui ad osservare la tua pancia.

    Non devi cambiare la tua respirazione, non devi fare profondi respiri, esalare, inalare, no. Lascia che la respirazione sia semplice, così com’è. Devi solo introdurre una nuova qualità: la consapevolezza.  

    Non è concentrazione. Devi solo rimanere consapevole, osservare. Non perdere il respiro, solo continua ad osservarlo. All’inizio lo perderai in continuazione, allora ritorna ad osservarlo. E solo osservando il respiro, succedono miracoli.

    La meditazione sul respiro non è difficile, è semplice. Proprio perchè è semplice ti sembra difficile. Ti piacerebbe fare molte cose e non c’è niente da fare; questo è il problema. È un grande problema, perché ci è stato insegnato che dobbiamo fare molte cose.

    Chiediamo che cosa dobbiamo fare e meditazione significa uno stato di non-fare, non devi fare niente, devi fermare ogni fare. Devi essere in uno stato di totale inazione. Anche pensare è in un certo senso fare, lascia andare anche quello. Avere sensazioni è in un certo senso fare, lascia andare anche quello. Fare, pensare, avere sensazioni, se tutto viene lasciato cadere, tu semplicemente esisti. Questo è essere. Ed essere è meditazione. E’ molto semplice.

    Nel grembo di tua madre eri in questo spazio. In meditazione entrerai di nuovo nello stesso spazio. E ti ricorderai, avrai un déjà-vu. Quando entri in meditazione, resterai sorpreso: lo conosci, lo conoscevi già da prima. Lo riconoscerai immediatamente perchè per nove mesi nel grembo di tua madre sei stato in quello stesso spazio, di non fare, solo essere.

    Non pensare mai alla meditazione in termini di successo perchè questo significa portare in essa la mente conquistatrice e la meditazione diventa un gioco del tuo ego. Non pensare in termini di successo o fallimento. Questi termini non sono applicabili al mondo della meditazione. Dimentica tutto ciò, questi sono termini della mente.

    E questo è il problema: probabilmente hai osservato gli altri aver avuto successo, essere in estasi e ti sei sentito molto giù. Ti sarai sentito stupido, seduto ad osservare il tuo respiro e non è successo niente. Non succede niente perchè ti aspetti troppo che qualcosa succeda.

    Non avere fretta. Questo è uno dei problemi della mente occidentale, la fretta. Le persone vogliono tutto immediatamente. Sedendoti per un giorno in meditazione ne uscirai completamente stanco, stanco perchè ti è stato detto di non fare niente.

    E il tempo sembrerà molto lungo, perchè il tempo è relativo. Il tempo diventerà lunghissimo. Un giorno ti sembrerà come fossero passati anni. Se hai fretta, se sei impaziente, non conoscerai il sapore della meditazione. Il sapore della meditazione ha bisogno di tanta pazienza.

    La meditazione è semplice ma tu sei diventato così complicato, che rilassarti richiederà tempo. Non è la meditazione che richiede tempo – lascia che te lo ricordi ancora – è la tua mente complicata. Deve essere riportata al riposo, ad uno stato di rilassamento. Questo richiede tempo.

    Non essere troppo orientato ad un fine. Divertiti! Divertiti nel puro silenzio osservando il respiro che entra e che esce e presto avrai una nuova esperienza di bellezza e beatitudine. Presto vedrai che non occorre andare da nessuna parte per essere in beatitudine. Si può essere seduti in silenzio, da soli, ed essere in beatitudine. Non c’è bisogno d’altro, basta la pulsazione della vita. Se puoi pulsare con lei, diventa una profonda danza interiore. La meditazione è la danza della tua energia e il respiro è la chiave.

    OSHO,  estratto da “The Guest”, cap. 15.

  • Scoprite lo spazio interiore creando degli intervalli nel flusso dei pensieri. Senza questi intervalli, il vostro pensiero diventa ripetitivo, non ispirato, privo di ogni scintilla creativa, com’è tuttora per la maggior parte delle persone sul pianeta.

    Non avete bisogno di preoccuparvi della durata di questi intervalli, pochi secondi basteranno. A poco a poco aumenteranno da soli, senza alcuno sforzo da parte vostra. Più che la loro lunghezza è importante farli accadere frequentemente, cosi che le vostre attività giornaliere e il flusso dei vostri pensieri si alternino con lo spazio.

    Recentemente qualcuno mi ha mostrato il programma annuale di una vasta organizzazione spirituale. Mentre lo esaminavo, ero colpito dalla grande scelta di interessanti seminari e gruppi di lavoro. Quella persona mi chiese se potevo raccomandargliene uno o due. “Non so” dissi, “questi seminari sembrano tutti molto interessanti. Ma una cosa so di sicuro” e aggiunsi:

    Rimani consapevole del tuo respiro più spesso che puoi, ogni volta che te ne ricordi. Fai questo per un anno e ciò produrrà una trasformazione più potente che non la partecipazione a tutti questi corsi”.

    Essere consapevoli del respiro sposta l’attenzione dai pensieri e crea spazio. È un modo di generare consapevolezza. Sebbene la pienezza della coscienza esista già in forma non manifestata, siamo qui per portare la coscienza in questa dimensione.

    Siate consapevoli del respiro. Fate attenzione alla sensazione del respiro. Sentite l’aria che entra ed esce dal corpo. Osservate come il petto e l’addome si espandono e si contraggono leggermente con l’inspirazione e l’espirazione. Un respiro consapevole è sufficiente a creare spazio lì dove prima c’era una ininterrotta successione di un pensiero dopo l’altro. Un respiro consapevole, due o tre sarebbe ancora meglio, molte volte al giorno, è un modo eccellente per portare spazio nella vostra vita.

    Il respirare non è in realtà qualcosa che si fa, ma qualcosa che si può osservare mentre accade. Il respirare accade da solo. È l’intelligenza interna del corpo che lo fa. Tutto quello che dovete fare è osservarlo mentre accade.

    Non implica alcuno sforzo o tensione. Fate attenzione, inoltre, alla breve pausa nel respiro, in particolare al punto di quiete alla fine dell’espirazione, prima dell’inizio di una nuova inspirazione.

    In molte persone il respiro è innaturalmente superficiale. Quanto più sarete consapevoli del respiro, tanto più questo ritroverà la sua naturale profondità. Poiché il respiro in se non ha forma, è stato fin dall’antichità considerato uguale allo spirito: l’unica Vita senza forma. “Allora Dio modellò l’uomo con la polvere del terreno e soffiò nelle sue narici un alito di vita; così l’uomo divenne un essere vivente”.

    La parole respiro in tedesco, Atmen, deriva dall’antica parola indiana (sanscrita) Atman, il cui significato è “lo spirito divino innato” o “Dio dentro di noi”. Il fatto che il respiro non abbia forma è una delle ragioni per cui la consapevolezza del respiro è un modo straordinariamente efficace di portare spazio nella vostra vita, di generare consapevolezza. È un eccellente oggetto di meditazione proprio perché non è un oggetto, non ha struttura né forma. L’altro motivo è che il respiro è uno dei fenomeni più sottili e apparentemente più insignificanti. “La cosa più piccola che”, secondo Nietzsche, “crea la più grande felicità”.

    Praticare o meno la consapevolezza del respiro come forma di meditazione vera e propria è una vostra scelta. La meditazione praticata regolarmente, comunque, non è un sostituto del portare la coscienza dello spazio nella vita di ogni giorno.

    Essere consapevoli del vostro respiro vi costringe a stare nel momento presente, che è la chiave di tutte le trasformazioni interiori. Ogni volta che siete consapevoli del respiro, siete assolutamente presenti. Potete anche rendervi conto che non potete pensare e, allo stesso tempo, essere consapevoli del vostro respiro.

    Il respiro cosciente ferma la mente. Ma lungi dall’essere in trance o mezzo addormentati, siete completamente svegli e totalmente vigili. Non state cadendo al di sotto del pensiero, ma vi state elevando sopra di esso. E se guardate più attentamente troverete che queste due cose, arrivare pienamente nel presente e smettere di pensare senza perdere consapevolezza, sono in realtà una sola e unica cosa, il sorgere della coscienza nello spazio.

    ECKHART TOLLE, estratto da: “Un mondo nuovo”

  • Se qualcuno va dal medico e dice “sento una voce nella testa”, con ogni probabilità sarà mandato da uno psichiatra. Il fatto è che in maniera molto simile praticamente ognuno di noi sente continuamente una voce nella testa: sono i processi di pensiero involontari che non ci rendiamo conto di poter fermare.

    Probabilmente tutti abbiamo incontrato per la strada persone “matte” che parlano incessantemente fra sé e sé. Beh, non è molto diverso da ciò che facciamo noi persone “normali”, con la differenza che noi non lo facciamo ad alta voce. Questa voce commenta, opera congetture, giudica, confronta, si lamenta, esprime preferenze e avversioni, eccetera. La voce non è necessariamente pertinente alla situazione in cui ci troviamo in quel momento; può rivivere il passato o immaginare possibili situazioni future. Qui spesso immagina cose che vanno storte o esiti negativi: è quella che chiamiamo “preoccupazione”.

    Talvolta questa colonna sonora è accompagnata da immagini o “filmati mentali”. Anche se la voce è pertinente alla situazione contingente, la interpreterà nei termini del passato. Questo perché la voce appartiene alla nostra mente condizionata, che è il risultato di tutta la nostra storia passata oltre che della mentalità culturale collettiva che abbiamo ereditato. Pertanto noi vediamo e giudichiamo il presente con gli occhi del passato e ne ricaviamo una visione totalmente distorta. Non è insolito che la voce sia il nostro peggior nemico. Molte persone vivono con un torturatore nella testa che le attacca continuamente e le punisce sottraendo loro energia vitale. È la causa di innumerevoli sofferenze e infelicità, nonché di malattie.

    La buona notizia è che possiamo davvero liberarci dalla mente. È questa l’unica vera liberazione. Possiamo cominciare subito, ascoltando la voce nella nostra testa quanto più spesso possibile. Dobbiamo prestare particolare attenzione a eventuali schemi di pensiero ripetitivi, questo è quello che chiamo “osservare l’entità pensante” che significa ascoltare la voce nella testa come presenza testimone.

    Quando ascoltiamo questa voce, dobbiamo ascoltarla in maniera imparziale. Non dobbiamo giudicare o condannare ciò che sentiamo, perché questo vorrebbe dire che la stessa voce è rientrata dalla porta di servizio. Ce ne renderemo conto presto: la voce è lì e noi siamo qui ad ascoltarla, ad osservarla. Questo senso della propria presenza non è un pensiero, nasce al di là della mente.

    Così quando ascoltiamo un pensiero siamo consapevoli non soltanto del pensiero ma anche di noi stessi come testimoni del pensiero. È subentrata una nuova dimensione di consapevolezza. Ascoltando il pensiero, si avverte una presenza consapevole (il nostro sé più profondo) dietro o sotto il pensiero, per così dire. Il pensiero allora perde il suo potere su di noi e rapidamente si placa, perché noi non forniamo più energia alla mente attraverso la nostra identificazione con essa. È l’inizio della fine del pensiero involontario.

    Quando un pensiero si placa, si ha esperienza di una discontinuità nel flusso mentale, un intervallo “senza mente”. Dapprima gli intervalli saranno brevi, forse alcuni secondi, ma poco a poco si faranno più lunghi. Quando si verificano questi intervalli, si avverte una certa quiete e pace interiore.

    Questo è l’inizio del nostro stato naturale di unione intuitiva con l’Essere, che di solito è oscurato dalla mente. Con la pratica, il senso di tranquillità e pace si approfondisce. In effetti non vi è limite alla sua profondità. Si sentirà anche nascere nel profondo una sottile emanazione di gioia: la gioia dell’Essere.

    Non è una situazione di trance, tutt’altro. Qui non vi è perdita di coscienza, anzi. In questo stato di sintonia interiore si è molto più vigili, più svegli rispetto allo stato di identificazione con la mente. Si è totalmente presenti. Inoltre, questo stato innalza la frequenza di vibrazioni del campo energetico che dà vita al corpo fisico.

    Addentrandosi più in profondità in questo “regno senza mente”, come viene talvolta chiamato in oriente, si giunge allo stato di consapevolezza pura, in cui si avverte la propria presenza con una tale intensità e una tale gioia che tutti i pensieri, tutte le emozioni, il corpo fisico e l’intero mondo esterno diventano al suo confronto relativamente insignificanti. Eppure questo stato non è egoistico bensì altruistico. Ci porta al di là di quello che in precedenza avevamo considerato il “nostro sé”. Questa presenza è essenzialmente la nostra persona e allo stesso tempo inconcepibilmente maggiore della nostra persona.

    Invece di “osservare l’entità pensante” si può anche creare un intervallo nel flusso mentale semplicemente rivolgendo il centro dell’attenzione all’adesso. Basta infatti divenire intensamente consapevoli del momento presente. In questo modo si allontana la consapevolezza dall’attività mentale e si crea un intervallo senza mente in cui si è altamente vigili e consapevoli ma non si sta pensando. Questa è l’essenza della meditazione.

    Nella vita quotidiana possiamo fare pratica di questo metodo prendendo ogni attività di routine che normalmente è solo un mezzo per raggiungere un fine e dedicarvi la nostra massima attenzione, in modo che diventi un fine in sé. Per esempio, ogni volta che facciamo le scale, cerchiamo di prestare grande attenzione a ogni passo, a ogni movimento, in modo da essere totalmente presenti. Oppure quando ci laviamo le mani cerchiamo di prestare attenzione a tutte le percezioni sensoriali legate a tale attività: l’acqua sulle mani, il profumo del sapone, ecc..

    O ancora, quando saliamo in automobile, dopo avere chiuso la portiera, soffermiamoci per qualche secondo a osservare il flusso del nostro respiro, diventando consapevoli di un senso muto ma potente di presenza. Vi è un certo criterio con cui misurare il proprio successo in questa pratica: il livello di pace che si avverte interiormente.

    Il passo più importante nel viaggio verso l’illuminazione è questo: imparare a non identificarsi con la propria mente. Ogni volta che creiamo un intervallo nel flusso mentale, la luce della nostra consapevolezza si intensifica.

    Un giorno potremo scoprirci a sorridere della voce nella nostra testa, come sorrideremmo delle capriole di un bambino. Ciò significa che non prenderemo più tanto sul serio il contenuto della mente, poiché il nostro senso del sé non dipenderà più da quest’ultima.

    (Eckhart Tolle – tratto da “Il potere di adesso”)

  • CARLOS CASTANEDA: «Per anni ho cercato veramente di vivere secondo i tuoi insegnamenti» dissi. «Evidentemente non l’ho fatto bene. Come posso fare meglio ora?»

    DON JUAN: «Tu pensi e parli troppo. Devi smettere di parlare a te stesso.»

    CARLOS CASTANEDA: «Cosa intendi dire?»

    DON JUAN: «Parli troppo con te stesso. Non sei l’unico a farlo, tutti noi lo facciamo, portiamo avanti un discorso interiore. Pensaci. Quando sei da solo, cosa fai?»

    CARLOS CASTANEDA: «Mi parlo.»

    DON JUAN: «Di che cosa ti parli?»

    CARLOS CASTANEDA: «Non lo so; di qualsiasi cosa, presumo.»

    DON JUAN: «Te lo dirò io di cosa parliamo con noi stessi. Parliamo del nostro mondo, ed è proprio grazie a questo nostro dialogo interiore che lo preserviamo.»

    CARLOS CASTANEDA: «Come facciamo?»

    DON JUAN: «Ogni qualvolta parliamo di noi e del nostro mondo, il mondo rimane sempre come dovrebbe essere. Con questo nostro dialogo lo rinnoviamo, gli infondiamo vita, lo puntelliamo. Non solo: è mentre parliamo a noi stessi che scegliamo le nostre strade. Ripetiamo quindi le stesse scelte fino al giorno della morte, perché fino a quel giorno continuiamo a ripeterci le stesse cose. Un Guerriero è consapevole di questo atteggiamento e si sforza di fermare il suo dialogo interiore. Questa è l’ultima cosa che devi sapere se vuoi vivere come un Guerriero.»

    CARLOS CASTANEDA: «Come posso smettere di parlare con me stesso?»

    DON JUAN: «Innanzitutto devi usare le orecchie per togliere agli occhi una minima parte del loro fardello. Dal momento in cui siamo nati usiamo i nostri occhi per giudicare il mondo. Parliamo agli altri e a noi stessi principalmente di ciò che vediamo. Un Guerriero ne è consapevole e ascolta il mondo; ascolta i suoni del mondo.»

    Misi via i miei appunti. Don Juan affermò ridendo che non intendeva spingermi a forzare il risultato, perché i suoni del mondo dovevano essere ascoltati in modo armonico e con grande pazienza.

    DON JUAN: «Un Guerriero è consapevole che il mondo cambierà non appena smetterà di parlare con se stesso,» disse «e deve essere preparato a quel colpo formidabile.»

    CARLOS CASTANEDA: «Cosa intendi dire, don Juan?»

    DON JUAN: «Il mondo è questo e quello o è così e così solo perché ci diciamo che è nel modo in cui è. Se smettessimo di dire a noi stessi che il mondo è così e così, il mondo cesserebbe di essere così e così. In questo momento non penso che tu sia pronto per un colpo così importante, perciò devi iniziare lentamente a disfare il mondo. »

    CARLOS CASTANEDA: «Veramente non ti capisco.»

    DON JUAN: «Il tuo problema è che confondi il mondo con ciò che le persone fanno, e anche in questo non sei il solo: tutti noi ci sbagliamo. Le azioni che le persone compiono sono scudi contro le forze circostanti; ciò che facciamo in quanto individui ci conforta e ci fa sentire al sicuro; ciò che la gente fa è veramente molto importante, ma solo come scudo. Non impariamo mai che le cose che facciamo in quanto persone sono solo scudi e permettiamo che dominino e scuotano la nostra vita. In effetti, potrei affermare che per l’umanità quello che fa la gente è più grande e importante del mondo stesso.»

    CARLOS CASTANEDA: «Cosa chiami mondo?»

    DON JUAN: «Il mondo è tutto ciò che qui è racchiuso.» disse, e calpestò il suolo. «Vita, morte, persone, gli alleati e tutto quello che ci circonda. Il mondo è incomprensibile. Non lo capiremo mai e non penetreremo mai i suoi segreti. Dobbiamo di conseguenza prenderlo per quello che è: un mistero insondabile! Ma l’uomo comune non fa questo: il mondo non è mai un mistero per lui, e quando arriva alla vecchiaia è convinto che non ci sia più nulla per cui valga la pena di vivere. Un vecchio non ha esaurito il mondo, ha esaurito solo ciò che la gente fa, ma nella sua stupida confusione crede che il mondo non abbia più misteri per lui.

    Che prezzo infelice dobbiamo pagare per i nostri scudi! Un Guerriero è consapevole di questa confusione e impara a trattare le cose in modo appropriato. In nessuna circostanza ciò che gli esseri umani fanno può essere più importante del mondo. Un Guerriero, quindi, considera il mondo un mistero infinito e le azioni degli uomini un’infinita follia.»

    Da “Una Realtà Separata” di Carlos Castaneda

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     «Non chi vince mille volte
    mille uomini in battaglia,

    ma colui che conquista
    la propria mente
    è un vero vincitore».

    Dhammapada (v. 103)

  • LA PERSONA CHE ARRIVA È LA PERSONA GIUSTA

    Nessuno entra nella nostra vita per caso, ogni persona viene per insegnarci qualcosa e farci evolvere.

    CIÒ CHE ACCADE È L’UNICA COSA CHE POTEVA ACCADERE

    Assolutamente nulla di quello che ci succede poteva avvenire in altro modo. Benché il nostro IO non voglia accettarlo, ogni evento della nostra vita è ciò che serviva per la nostra evoluzione.

    OGNI COSA INIZIA AL MOMENTO GIUSTO

    Tutto comincia nel momento indicato, né prima, né dopo. Quando siamo pronti per qualcosa di nuovo nelle nostre vite, è allora che avrà inizio.

    QUANDO QUALCOSA FINISCE, FINISCE

    Così, semplicemente. Se qualcosa ha termine nella nostra vita, è sempre per la nostra crescita, per cui è importante saper cogliere l’insegnamento e andare avanti.

    Non è un caso se stai leggendo. Se questo testo arriva oggi nella tua vita, è perché sei pronto per capire che nessuna goccia di pioggia cade mai nel posto sbagliato.

  • Il motivo per cui il rapporto amoroso è un’esperienza tanto intensa e universalmente ricercata è che sembra offrire liberazione da uno stato radicato di paura, bisogno, mancanza e incompletezza che fa parte della condizione umana nel suo stato non redento e non illuminato. Vi è in questo stato una dimensione fisica oltre che psicologica.

    Sul piano fisico, noi non siamo ovviamente completi, né lo saremo mai: siamo uomini o donne, vale a dire metà del tutto. A questo livello la brama per la completezza (il ritorno all’unità) si manifesta come attrazione maschio femmina, il bisogno che l’uomo ha della donna e la donna dell’uomo. È un impulso quasi irresistibile per l’unione con la polarità energetica opposta. La radice di questo impulso fisico è spirituale: la brama per la fine della dualità, un ritorno allo stato di completezza. L’unione sessuale è quanto di più vicino possa esservi a questo stato sul piano fisico.

    Ecco perché è l’esperienza più profondamente soddisfacente che possa offrire il regno fisico. Ma l’unione sessuale non è che un barlume fuggevole della completezza, un istante di beatitudine. Fintanto che viene ricercata inconsapevolmente come mezzo di salvezza, si ricerca la fine della dualità a livello della forma, dove non può essere trovata. Ci viene data l’allettante possibilità di intravedere il paradiso, ma non ci è consentito di dimorarvi e ci ritroviamo di nuovo in un corpo separato.

    A livello psicologico, il senso di mancanza e incompletezza è semmai ancora maggiore di quello a livello fisico. Fintanto che ci identifichiamo con la mente, abbiamo un senso del sé derivato dall’esterno. Vale a dire, ricaviamo il senso di ciò che siamo da cose che in definitiva non hanno niente a che fare con ciò che siamo: il nostro ruolo sociale, i beni materiali, l’aspetto esteriore, successi e fallimenti, sistemi di credenze e così via.

    Questo sé falso e creato dalla mente, l’io, si sente vulnerabile, insicuro, ed è sempre alla ricerca di nuove cose con cui identificarsi per ricavarne la sensazione di esistere. Ma niente è mai abbastanza per fornirgli appagamento duraturo. La sua paura permane, il suo senso di mancanza e di bisogno permane.

    Ma poi arriva quel rapporto speciale. Sembra essere la risposta a tutti i problemi dell’io e soddisfarne tutte le esigenze. Almeno questo è come appare inizialmente. Tutte le altre cose da cui prima ricavavamo il nostro senso del sé adesso diventano relativamente insignificanti. Adesso abbiamo un unico punto focale che le sostituisce tutte, dà significato alla nostra vita e definisce la nostra identità: la persona di cui siamo “innamorati”. Non siamo più un frammento sconnesso in un universo indifferente, o così pare. Il nostro mondo adesso ha un centro: la persona amata.

    Il fatto che il centro sia al di fuori di noi e che pertanto noi abbiamo ancora un senso del sé derivato dall’esterno non sembra importare inizialmente. Ciò che importa è che le sensazioni fondamentali di incompletezza, paura, mancanza e inappagamento così caratteristiche dello stato incentrato sull’io sono scomparse; o no? Si sono dissolte oppure continuano a esistere al di sotto della felice realtà superficiale?

    Se nel nostro rapporto amoroso noi abbiamo esperienza sia dell’“amore” sia del contrario dell’amore (attacco, violenza emotiva, eccetera), allora è probabile che scambiamo per amore l’attaccamento dell’io e la dipendenza. Non possiamo amare l’altra persona in un momento e attaccarla nel momento successivo. Il vero amore non ha contrario. Se il nostro “amore” ha un contrario, allora non è amore ma un forte bisogno da parte dell’io di un senso del sé più completo e profondo, un bisogno che l’altra persona soddisfa temporaneamente. È il sostituto che l’io ha per la salvezza e per breve tempo sembra davvero quasi la salvezza.

    Ma arriva un punto in cui l’altra persona si comporta in modi che non soddisfano più le nostre esigenze o meglio quelle del nostro io. Le sensazioni di paura, dolore e mancanza che sono parte intrinseca della consapevolezza incentrata sull’io ma erano state mascherate dal “rapporto d’amore” adesso riemergono. Così come in ogni tossicodipendenza, noi siamo “ su di giri” quando la droga è disponibile, ma invariabilmente arriva un momento in cui la droga per noi non funziona più.

    Quando ricompaiono quelle sensazioni dolorose, le percepiamo con una intensità maggiore di prima e per di più adesso percepiamo l’altra persona come causa di queste sensazioni. Ciò significa che noi le proiettiamo all’esterno e attacchiamo l’altra persona con tutta la violenza selvaggia che fa parte del nostro dolore. Questo attacco può risvegliare il dolore dell’altra persona, che potrà allora controbattere il nostro attacco. A questo punto l’io spera ancora inconsapevolmente che il proprio attacco o i propri tentativi di manipolazione siano una punizione sufficiente per indurre l’altra persona a modificare il suo comportamento, per cui l’io potrà utilizzarli di nuovo come copertura per il nostro dolore.

    Ogni dipendenza nasce da un rifiuto inconsapevole di affrontare e superare il proprio dolore. Ogni dipendenza comincia con il dolore e finisce con il dolore. Qualunque sia la sostanza verso cui abbiamo sviluppato una dipendenza (alcol, cibo, farmaci, droghe, una persona), noi utilizziamo qualcosa o qualcuno per mascherare il nostro dolore. Ecco perché, quando è passata l’euforia iniziale, vi è tanta infelicità, tanto dolore nei rapporti amorosi. Questi non causano dolore e infelicità; tirano fuori il dolore e l’infelicità che sono già in noi. Ogni dipendenza fa la stessa cosa. Ogni dipendenza raggiunge un punto in cui per noi non funziona più, e allora avvertiamo il dolore più intensamente che mai.

    Questo è un motivo per cui la maggior parte della gente cerca sempre di sfuggire al momento presente e cerca qualche genere di salvezza nel futuro. La prima cosa che potrebbe incontrare se concentrasse la propria attenzione sull’adesso è il proprio dolore, ed è questo che teme. Se soltanto sapesse quanto è facile accedere nell’adesso alla potenza della presenza che dissolve il passato e il relativo dolore, la realtà che dissolve l’illusione! Se soltanto sapesse quanto vicino si trova alla propria realtà, quanto vicino a Dio!

    Nemmeno evitare i rapporti affettivi nel tentativo di evitare il dolore è la risposta giusta. Il dolore c’è comunque. Tre rapporti amorosi falliti in altrettanti anni avranno maggiore probabilità di costringerci a risvegliarci rispetto a tre anni trascorsi su un’isola deserta o rinchiusi nella nostra stanza. Ma se potessimo apportare una presenza intensa nella nostra solitudine, anche questo funzionerebbe.

  • Il pianeta sta trasformando il suo stato vibratorio. Questo cambiamento si è intensificato dal 1989 e negli ultimi 20 anni i poli magnetici si sono spostati più di quanto non abbiano fatto negli ultimi 2000 anni.

    L’Era dei Pesci si è conclusa ed ora siamo in un periodo di transito che porterà all’era dell’acquario dove si apriranno i portali per la quarta dimensione.

    Se c’è un cambiamento nel magnetismo terrestre, avviene un cambiamento anche nella coscienza umana ed un adattamento del piano fisico a questa nuova vibrazione.

    I cambiamenti non coinvolgono solo il nostro pianeta, ma l’universo intero.

    Questo cambiamento del magnetismo si traduce in un aumento della vibrazione sul pianeta che a sua volta è influenzata ed intensificata dalla consapevolezza degli esseri umani.

    Ogni pensiero, ogni emozione, ogni nuovo risveglio dell’essere umano verso la Coscienza divina, eleva la vibrazione del pianeta.

    Può sembrare un paradosso, a causa del fatto che la maggioranza vede intorno a sé prevalentemente odio e sofferenza. Ma non è così.

    Sono in molti a cercare di uscire dall’oscurità per crescere e diventare migliori Figli di Dio.

    Ognuno sceglie su cosa focalizzare la propria visione, di conseguenza, coloro che non vedono altro che tenebra, è perché sono focalizzati esclusivamente sulla tragedia, sul dolore e sull’ingiustizia.

    Ma se facciamo il lavoro giusto per liberare la nostra mente da tutto il negativo, apriremo uno spazio nel quale saremo in grado di accorgerci di ciò che sta realmente accadendo all’umanità e al pianeta.

    MA IN CHE MODO? NON VEDE QUANTA OSCURITÀ?

    Si, lo vedo, ma non mi ci identifico, non ne ho paura. Come posso temere le tenebre quando vedo chiaramente la luce?

    Certamente comprendo coloro che hanno paura, poiché sono stato anch’io nello stato nel quale non si vede altro che il male. Ecco perché adesso provo amore per tutto ciò.

    La tenebra non è una forza contraria alla luce, ma un’energia che si manifesta esclusivamente in assenza di luce. La tenebra è assenza di luce.

    Non potete, infatti, invadere la luce con le tenebre, perché non è questo il modo in cui lavora il principio della luce.

    Paura, tragedia, ingiustizia, odio e tristezza esistono soltanto in uno stato di tenebra, nel quale non si riesce a vedere il contesto globale nel quale la vita si manifesta.

    Il solo modo per guardare le cose dal punto di vista della luce, è attraverso la comprensione.

    Una volta aumentata la vostra vibrazione e la vostra frequenza (stato di coscienza), sarete in grado di guardare verso l’oscurità e comprendere ciò che avete vissuto.

    MA COME FA A PARLARE COSÌ QUANDO IL MALE CRESCE OGNI GIORNO DI PIÙ?

    Non è il male che sta aumentando:  sta aumentando la luce.

    È di questo che sto parlando.

    Immagini di aver immagazzinato per anni i suoi oggetti in una cantina illuminata da una lampadina di 40 watt. Cambi quella lampadina con una di 100 watt e vedrà cosa accade!

    Comincerà a vedere il disordine e la polvere che nemmeno credeva esistessero. Lo sporco sarà evidente. Ecco ciò che sta accadendo al pianeta.

    E questo processo planetario fa sì che molte persone leggano oggi questa intervista senza considerare folli queste parole, come avrebbero invece pensato anni fa.

    Ebbene, anche l’accesso alla comprensione di Dio e alle leggi dell’esistenza è più veloce di prima.

    La nuova vibrazione planetaria crea maggior nervosismo, depressione e malattia poiché, per essere in grado di ricevere una luce maggiore ed elevarsi a quell’alto livello vibratorio, è necessario cambiare modo di pensare e di sentire.

    È necessario sradicare dalle proprie vite quelle credenze e parametri che portano verso il lato negativo delle cose e che sono in netto contrasto con la realtà.

    Dovete mettere in ordine il vostro armadio, poiché nelle vostre coscienze state ricevendo sempre più luce, ogni giorno di più e, anche se vorreste evitarlo, dovete rimboccarvi le maniche ed iniziare a pulire o altrimenti decidere di vivere nello sporco.

    Questo cambiamento crea disagi fisici, dolori al corpo e alle ossa, tali disagi sorgono a causa delle emozioni negative accumulate nell’arco di tante vite. Sono paure e ansie che avete sempre trattenuto e che, adesso, avete l’opportunità di trascendere e trasmutare.

    Ci saranno notti in cui vi sveglierete senza potervi più riaddormentare. Non arrabbiatevi, piuttosto leggete un libro o meditate.

    Non lottate contro questo processo pensando che in voi ci sia qualcosa di sbagliato. Capita a causa delle nuove vibrazioni planetarie che state assimilando.

    Se non fluite in modo adeguato con questo processo, la sofferenza sarà più intensa.

    Se invece saprete accogliere il processo con fiducia sarà l’amore che potrete sentire più grande e intenso.

    Stiamo vivendo il momento migliore mai vissuto dall’umanità, come testimoni ed attori della più grande trasformazione di coscienza che abbiate mai immaginato.

    Informatevi, svegliate il vostro fermento per questi argomenti, voi sapete che qualcosa sta per accadere; tutti noi sappiamo che stanno avvenendo tante trasformazioni su più livelli.

    Siate attori consapevoli di questi cambiamenti senza lasciarvi travolgere dal processo.

    Elaborato dal messaggio di Sai Baba.

  • Gli ostacoli all’illuminazione sono gli stessi per un uomo e per una donna?

    Sì, ma l’accento è diverso. In genere è più facile per una donna percepire ed essere nel proprio corpo, per cui la donna è per natura più vicina all’Essere e potenzialmente più vicina all’illuminazione rispetto all’uomo.

    Ecco perché molte culture antiche sceglievano istintivamente figure o analogie femminili per rappresentare o descrivere la realtà informe e trascendente. Veniva vista spesso come un utero che fa nascere ogni cosa creata e la alimenta e la nutre durante la sua vita come forma.

    Nel Dao De jing (Tao Té Ching), uno dei libri più antichi e profondi mai scritti, il Tao, che potrebbe tradursi Essere, è descritto come “infinito, eternamente presente, madre dell’universo”.

    Per natura le donne vi sono più vicine degli uomini perché praticamente “incarnano” il Non Manifestato. Per di più, tutte le creature e tutte le cose alla fine devono ritornare alla Fonte. “Tutte le cose svaniscono nel Tao. Solo il Tao perdura”.

    Poiché la Fonte è considerata femminile, è rappresentata come i lati luminoso e oscuro dell’archetipo femminile nella psicologia e nella mitologia. La Dea o Madre Divina ha due aspetti: dà la vita e toglie la vita.

    Quando la mente ebbe il sopravvento e gli esseri umani persero il contatto con la realtà della loro essenza divina, cominciarono a pensare a Dio come a una figura maschile. La società divenne dominata dai maschi, e la femmina fu resa subordinata al maschio.

    Non sto suggerendo un ritorno alle antiche rappresentazioni femminili del divino. Alcune persone oggi usano il termine Dea invece di Dio. Così ristabiliscono un equilibrio fra maschio e femmina che è andato perduto molto tempo fa, il che va bene.

    Ma si tratta ancora di una rappresentazione e di un concetto, forse temporaneamente utili, come sono temporaneamente utili una mappa o un segnale stradale, ma sono più di ostacolo che di aiuto quando siamo pronti a capire la realtà al di là di tutti i concetti e di tutte le immagini.

    Ciò che rimane vero, però, è che la frequenza di energia della mente appare essere essenzialmente maschile. La mente oppone resistenza, lotta per prevalere, utilizza, manipola, attacca, cerca di afferrare e possedere, e così via. Ecco perché il Dio tradizionale è una figura di autorità patriarcale e dominante, un uomo spesso irato di cui bisogna aver timore, come suggerisce l’Antico Testamento. Questo Dio è una proiezione della mente umana.

    Per andare al di là della mente e tornare in sintonia con la realtà più profonda dell’Essere, sono necessarie qualità molto diverse: abbandono, assenza di giudizio, larghezza di vedute che consentano alla vita di esistere anziché opporvi resistenza, capacità di racchiudere tutte le cose nell’abbraccio affettuoso del proprio sapere. Tutte queste qualità sono molto più in relazione con il principio femminile.

    Mentre l’energia mentale è dura e rigida, l’energia dell’Essere è morbida e cedevole eppure infinitamente più potente della mente. La mente gestisce la nostra civiltà, mentre l’Essere comanda tutta la vita sul nostro pianeta e altrove.

    L’Essere è l’Intelligenza la cui manifestazione visibile è l’universo fisico. Sebbene le donne siano potenzialmente più vicine all’Essere, anche gli uomini possono accedervi interiormente.

    In questo momento, la grande maggioranza degli uomini e delle donne è ancora nella morsa della mente: si identifica con l’entità pensante e con il corpo di dolore. Questo naturalmente è ciò che impedisce l’illuminazione e la fioritura dell’amore.

    Di regola, l’ostacolo principale per gli uomini tende a essere la mente pensante, l’ostacolo principale per le donne il corpo di dolore, sebbene in certi casi individuali possa essere vero il contrario, e in altri i due fattori possano essere uguali.

  • Quando vi arrendete a ciò che è e per questo diventate totalmente presenti,

    il passato smette di avere qualsiasi potere.

    Il regno dell’Essere, che era stato oscurato dalla mente, allora si schiude.

    E d’improvviso una grande quiete si fa spazio in te, un senso di pace al di là della comprensione.

    Ed in quella pace vi è una gran gioia. Ed in quella gioia vi è amore.

    E nel più profondo nucleo vi è il sacro, l’incommensurabile, quello che non può essere nominato.

    Ogni resistenza interiore in una forma o in un’altra viene vissuta come negatività. Ogni negatività è resistenza. In questo contesto, i due mondi sono quasi sinonimi.

    La negatività va dall’irritazione o dall’impazienza ad una rabbia furiosa, da uno stato d’animo depresso o di cocciuto risentimento ad una disperazione suicida. A volte la resistenza scatena il corpo di dolore emozionale, nel qual caso anche una situazione relativamente poco importante può produrre un’intensa negatività, come per esempio rabbia, depressione o una profonda pena.

    L’ego crede di poter manipolare la realtà ed ottenere ciò che vuole usando la negatività. Crede così di poter attrarre una condizione desiderabile oppure cancellarne una indesiderabile.

    Se “voi” (la mente) non foste convinti che l’infelicità funziona, perché allora la creereste? Il fatto è, naturalmente, che la negatività non funziona. Invece di attrarre una situazione desiderabile, le impedisce di manifestarsi. Invece di cancellarne una indesiderabile, la mantiene. La sua unica funzione “utile” è quella di rendere l’ego più forte. Ed è per questo che piace all’ego.

    Una volta che vi siete identificati con una qualche forma di negatività, non volete mollarla e ad un livello profondamente inconscio, non volete un cambiamento positivo. Minaccerebbe la vostra identità di persona depressa, arrabbiata o difficile. E quindi nella vostra vita, ignorerete, negherete o saboterete il positivo. Questo è un fenomeno comune. Ed è anche una pazzia.

    Osservate le piante o gli animali e lasciate che vi insegnino l’accettazione di ciò che è, la resa all’Adesso. Lasciate che vi insegnino l’Essere.

    Lasciate che vi insegnino l’integrità, che significa essere uno, essere te stesso, essere reale. Lasciate che vi insegnino come vivere e come morire, e come non fare del vivere e del morire un problema.

    Le emozioni negative ricorrenti a volte contengono un messaggio, come le malattie. Ma ogni vostro cambiamento, sia che abbia a che vedere con il vostro lavoro o con le vostre relazioni o con il vostro ambiente, è alla fin fine una finzione, fino a che non nascano da un cambiamento del vostro livello di consapevolezza.

    E per quanto riguarda questo, può solo significare una cosa: diventare più presente. Quando avete raggiunto un certo grado di presenza, non vi occorre più avere della negatività che vi dica di cosa avete bisogno nella vostra situazione di vita.

    Ma fino a quando vi è negatività, usatela. Usatela come un segnale che vi ricordi di essere più presente.

    Ogni volta che sentite crescere in voi la negatività causata da un fattore esterno, da un pensiero o da nulla di cui siate particolarmente consapevoli, guardatela come una voce che vi dice: “Attenzione. Qui ed Ora. Risvegliati. Esci dalla tua mente. Sii presente”.

    Persino l’irritazione più lieve ha senso ed ha bisogno di essere riconosciuta ed osservata, altrimenti vi sarà un aumento cumulativo di reazioni inconsapevoli.

    Non appena vi rendete conto di non volere quel campo energetico dentro di voi e di come questo non sia di nessuna utilità, allora potete essere capaci di lasciarlo cadere. Ma assicuratevi di averlo lasciato cadere completamente. Se non potete farlo, allora accettate che ci sia e portate la vostra attenzione nelle sensazioni.

    Come alternativa, per lasciar cadere una reazione negativa, potete farla scomparire immaginando di DIVENTARE TRASPARENTI al fatto esterno che ha causato la reazione.

    Vi raccomando di praticare questo dapprima con cose banali e senza importanza. Diciamo per esempio che siete seduti tranquillamente a casa vostra e all’improvviso, dall’altra parte della strada, arriva il suono penetrante di un’ allarme di automobile. Si attiva l’irritazione. Qual è il proposito dell’irritazione? Nessuno. Perché l’avete creata? Voi non lo avete fatto. La mente lo ha fatto. È stato totalmente automatico, totalmente inconsapevole.

    Perché la mente lo ha creato? Perché mantiene inconsapevolmente la credenza che la sua resistenza, che voi vivete come negatività o come una certa forma d’infelicità, dissolverà in un qualche modo la condizione indesiderata. Questa, naturalmente, è un’illusione. La resistenza che crea, in questo caso l’irritazione o la rabbia, è molto più fastidiosa della causa originaria che sta cercando di dissolvere.