3) Respiro ed emozioni

Abbiamo detto più volte che il nostro respiro è connesso alle emozioni che proviamo. Quando siamo tranquilli e sereni il nostro respiro è rilassato ma quando siamo agitati o arrabbiati il nostro respiro si trasforma. Cosa avviene esattamente in quei momenti?

Quando vivo un emozione negativa, la mia mente cerca di bloccarla e nasconderla, per proteggermi. In questo modo il vissuto emotivo non sparisce ma si sedimenta a livello inconscio, energetico e cellulare e lì nascono le nostre somatizzazioni.

Ogni volta che blocco un’emozione, senza accorgermene, irrigidisco il corpo e blocco anche il respiro, che diventa più corto e limitato. Sarà capitato anche a voi nei momenti di stress di avere quella sensazione di mancanza d’aria. Continuando a sotto respirare, nel tempo, si innescano le sensazioni tipiche dell’ansia, che possono sfociare anche in attacchi di panico.

Per questo, se pratichiamo una respirazione intensa, e consapevole come quella del Rebirthing, le emozioni che avevamo represso si liberano e questo vale anche per traumi e ferite molto antiche di cui non abbiamo un ricordo cosciente.

Il grande pregio del respiro è che ha una sua forma di “saggezza” e si autoregola in relazione al nostro livello di consapevolezza. Ho seguito casi di persone, che in passato avevano subito traumi importanti ma non erano ancora pronte a elaborarli e il respiro non è andato oltre i loro limiti. Ma se si hanno sedute molto intense, fisicamente o emotivamente, significa che siamo pronti a lasciare andare quella sofferenza antica.

Da un punto di vista fisiologico non c’è il rischio di “respirare troppo” perché nel nostro organismo ha una continua autoregolazione che mantiene il giusto equilibrio tra ossigeno e anidride carbonica. Quando è il momento giusto, la ferita emerge naturalmente e può sciogliersi in modo definitivo. Ricordiamoci però che il respira libera ciò che siamo pronti a vedere dentro di noi. Niente di più.

Cristiano

>>> Torna a tutti gli articoli