
18. Stati non ordinari di coscienza con il respiro circolare
Uno studio recente pubblicato su PLOS ONE ha rivelato che la respirazione ad alta ventilazione combinata con la musica può indurre in modo affidabile stati alterati di coscienza profondi, simili a quelli provocati da sostanze psichedeliche.
La ricerca, condotta da Amy Amla Kartar e colleghi presso la Brighton and Sussex Medical School nel Regno Unito, rappresenta il primo studio di neuroimaging volto a mappare i cambiamenti neurobiologici che si verificano durante le sessioni di breathwork.
Lo studio ha esaminato 42 praticanti esperti di breathwork in tre diversi contesti sperimentali: 15 partecipanti online a casa, 8 in condizioni di laboratorio e 19 sottoposti a scansioni di risonanza magnetica.
Ogni partecipante ha eseguito da 20 a 30 minuti di respirazione ciclica continua accompagnata da musica, seguita da questionari dettagliati sull’esperienza entro 30 minuti dal completamento.
I CAMBIAMENTI NEURALI GUIDANO STATI SIMILI A QUELLI PSICHEDELICI
La ricerca ha scoperto modelli sorprendenti di cambiamenti nel flusso sanguigno in specifiche regioni cerebrali durante le sessioni di breathwork. Mentre la pratica causava una diminuzione diffusa del flusso sanguigno cerebrale a livello globale, i ricercatori hanno osservato aumenti mirati nell’amigdala destra e nell’ippocampo anteriore, aree coinvolte nell’elaborazione dei ricordi emotivi.
Questi cambiamenti localizzati correlavano direttamente con i resoconti dei partecipanti di esperienze emotive profonde.
Secondo lo studio pubblicato, il flusso sanguigno diminuiva significativamente anche nell’operculo sinistro e nell’insula posteriore, regioni cerebrali responsabili del monitoraggio degli stati corporei interni, compresa la respirazione.
Questa riduzione potrebbe spiegare come i praticanti raggiungano la disconnessione dalla normale consapevolezza corporea che caratterizza gli stati di coscienza alterata.
L’intensità di questi stati alterati era proporzionale all’attivazione simpatica cardiovascolare, indicata da una diminuzione della variabilità della frequenza cardiaca che suggerisce l’attivazione della risposta allo stress.
Tuttavia, questo stress fisiologico coincideva paradossalmente con esiti psicologici positivi, poiché i partecipanti hanno riferito costantemente una riduzione della paura e delle emozioni negative in tutte le sessioni sperimentali.
SCONFINATA VASTITÀ OCEANICA
I partecipanti hanno sperimentato in modo affidabile ciò che i ricercatori definiscono “Oceanic Boundlessness” un concetto descritto per la prima volta da Sigmund Freud nel 1920 che racchiude sentimenti di unità spirituale, intuizione, beatitudine e auto-trascendenza.
Questo stesso fenomeno è considerato una caratteristica distintiva degli stati alterati indotti da sostanze psichedeliche come la psilocibina.
“La nostra ricerca è la prima a utilizzare la neuroimaging per mappare i cambiamenti neurofisiologici che si verificano durante il breathwork,” hanno dichiarato i ricercatori nella loro pubblicazione.
“Abbiamo scoperto che cambiamenti più profondi nel flusso sanguigno in aree cerebrali specifiche erano collegati a sensazioni più intense di unità, beatitudine e rilascio emotivo.”
L’autrice principale Amy Kartar ha descritto la ricerca come l’esplorazione di “un’area innovativa” dove “questo stile di respirazione rapida ha ricevuto pochissima attenzione scientifica” nonostante il riconoscimento aneddotico diffuso dei benefici del breathwork per la salute.
IMPLICAZIONI TERAPEUTICHE
Il principale investigatore, il dottor Alessandro Colasanti, ha sottolineato il potenziale clinico di questi risultati, affermando che “il breathwork è uno strumento potente ma naturale per la neuromodulazione, agendo attraverso la regolazione del metabolismo in tutto il corpo e il cervello”.
Ha osservato che la pratica “rappresenta una promessa straordinaria come intervento terapeutico trasformativo per condizioni che sono spesso sia angoscianti che invalidanti”.
La ricerca suggerisce che il breathwork ad alta ventilazione potrebbe costituire un’alternativa non farmacologica alle terapie assistite da psichedelici, offrendo potenzialmente benefici terapeutici simili senza le restrizioni legali ed etiche associate alle sostanze controllate.
Lo studio arriva mentre la ricerca sulle terapie psichedeliche incontra ostacoli normativi, inclusa la recente bocciatura da parte della FDA della terapia assistita da MDMA per il trattamento del PTSD.
Tuttavia, i ricercatori riconoscono la natura esplorativa del loro studio e richiedono campioni di dimensioni maggiori e gruppi di controllo per separare in future ricerche gli effetti della musica da quelli delle tecniche di respirazione